UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA NON E’ SOLO UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA
3 Luglio 2020

PFAS nell’acqua. Cosa sono e nuovi limiti dall’Europa

Recentissimi studi pubblicati dall’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sostengono che il dosaggio massimo assumibile da un organismo senza subire danni sia di 4,4 ng (nanogrammi) di PFAS per kg di peso corporeo a settimana. Detto semplicemente pochissimo!

PFAS cosa sono

I PFAS sono composti usati in tutto il mondo necessari per rendere impermeabili tessuti, carte, contenitori di alimenti; sono inoltre usati nella produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa. Essi però hanno conseguenze negative sull’ambiente e sulla salute a causa della loro persistenza e mobilità.

PFAS il nuovo veleno

Ci sentiamo in dovere di ricordare tutta una serie di pubblicazioni scientifiche dove si afferma che le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) si accumulano nel tempo, come fossero metalli pesanti, nei tessuti grassi (fegato e reni), nell’apparato cardiovascolare, in quello riproduttore e nel sistema endocrino. Per questa ragione riteniamo estremamente importante che il livello di PFAS nell’acqua e negli alimenti sia zero.

PFAS in acqua i vari limiti di sicurezza

Limitandoci comunque alle indicazioni dell’EFSA, possiamo ipotizzare che una persona di medio peso (65 kg) possa assumere senza danni 286 ng di PFAS a settimana. Il limite imposto dal Ministero della Salute per le acque potabili è 500 ng/l, mentre quello più restrittivo imposto dalla Regione Veneto è di 300 ng/l; supponendo un’assunzione media di acqua di 2 litri al giorno si arriva a 14 litri di acqua a settimana, che in Veneto significa 4200 ng di PFAS, che sono circa 15 volte quello che EFSA considera non dannoso; non considerando, peraltro, l’assunzione di PFAS comunque presenti in alimenti fondamentali, quali carni verdure etc.

Neanche un PFAS in acqua

Viene dunque da chiedersi con quali criteri Ministero e Regione abbiano fissato i limiti di cui sopra; probabilmente anche per l’incapacità degli enti gestori dell’acqua di scendere sotto i 250 ng/l (nel migliore dei casi), visto che con il carbone attivo è impossibile far di meglio.
Osmosi inversa e resine a scambio ionico dedicate possono portare i PFAS nell’acqua a livello zero: perché rinunciare?

Come fare in casa acqua senza PFAS 

Considerato che anche 1 solo nanogrammo di Pfas rimane nel corpo per sempre e che nessuno garantisce acqua pubblica a Pfas con valore 0, non resta che provvedere da sé. In commercio ci sono diverse valide soluzioni a diversi prezzi. Come dei filtri a sottolavello che migliorano il gusto dell’acqua e hanno una specifica resina selettiva Pfas o un sistema a osmosi inversa che elimina oltre ai Pfas qualsiasi inquinante e dà acqua buona e leggera dal rubinetto.

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