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Ecco come i PFAS verranno tolti dal sangue

L’allarme PFAS non smette di riempire pagine di quotidiani ed edizioni di telegiornali. Questa volta in un servizio del TG3 del Veneto la notizia è positiva.  Chi vive in zone tra Padova, Vicenza e Verona,  e si trova i PFAS nelle analisi del sangue potrà riavere il sangue pulito. Partirà infatti a settembre  un progetto nelle aziende ospedaliere di Padova e Vicenza per ridare un sangue pulito a quanti hanno questi inquinanti nel sangue. L’operazione è gratuita e volontaria. Una volta ripulito, come è possibile mantenerlo tale? Bisogna partire dall’acqua di casa.

Quarant’anni di inquinamento e ora si vedono i danni. Il 2017 è stato un anno che  i Veneti ricorderanno. Soprattutto gli abitati di Padova, Vicenza e Verona. Nei primi mesi dell’anno sono comparsi nei principali quotidiani e in programmi televisivi come LE IENE servizi che hanno mandato in all’allarme l’intera popolazione. L’azienda Miteni di Trissino ha riversato per anni sostanze inquinanti nelle falde acquifere: i PFAS. Tali composti derivano dalla lavorazione di materie che servono a rendere impermeabili i vestiti o antiaderenti le pentole. L’inquinamento dell’acqua mette a rischio la salute di molte famiglie.   Diabete, malattie della tiroide, cancro al rene e testicoli, gestosi e pre-eclampsia sono alcune delle patologie che questa catastrofe può causare.  Migliaia di cittadini sono già stati contaminati visto che nel loro sangue presentano concentrazioni di Pfas. L’inquinamento purtroppo dura da almeno quarant’anni. Ora sembra esserci una soluzione.

Una speranza arriva dagli ospedali di Padova e Vicenza. A partire da settembre i cittadini che presentano quantità elevate di PFAS nel sangue potranno recarsi gratuitamente e volontariamente negli ospedali di Padova e Vicenza per sottoporsi a una plasmaferesi. Con questa tecnica il plasma viene separato dagli elementi corpuscolati del sangue e potrà così essere rigenerato per poi essere reintrodotto nell’organismo. I PFAS del sangue si trovano infatti nel plasma perché si legano con le proteine in esso contenute. Chi ha concentrazioni di PFAS compresi tra i 100 e 200 nanogrammi per millilitro di sangue verrà indirizzato a Vicenza, chi supera i 200 a Padova. Ma una volta che il sangue è stato ripulito come si può evitare di ricadere nella contaminazione. La soluzione è semplice. Basta trattare l’acqua di casa.

La risposta viene da Profine®. Per stare tranquilli e ritornare a fidarsi dell’acqua del rubinetto l’azienda veneta Profine® ha ideato un apposito kit anti-Pfas.  Si tratta di due filtri che lavorano in serie e rimuovono odori, sapori indesiderati e i composti Perfluoroalchilici. Inoltre ha una filtrazione a 0,5 microgrammi con tecnologia Carbon Block Profine® Silver che garantisce la massima sicurezza per chi beve l’acqua o la usa per scopi alimentari. Con questo prodotto, una volta che il sangue sarà privo di PFAS, non si ridurrà il rischio di contaminazione bevendo e utilizzando l’acqua del rubinetto. Non serve comprare enormi quantità di acqua in bottiglia per proteggersi. Ricordiamo infatti che per produrre l’acqua in bottiglia si inquina e quindi bisogna partire dall’acqua di casa e da uno stile di vita più green per far sì che inquinamenti come quello successo in Veneto siano sempre più un’eccezione.

 

 

 

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