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Avere figli? No, ho i Pfas

E’ scientificamente provato:

non è lo stress né la vita frenetica a minare la fertilità femminile e maschile… 

gravidanza

L’allarmante epopea dell’inquinamento da Pfas che sta attaccando #Vicenza, #Padova e #Verona, volge al suo punto più tragico con le rivelazioni del dottor Carlo Foresta. Andrologo e endocrinologo il professore Foresta ha anche insegnato Medicina della Riproduzione a Madrid. Ora i suoi studi a Padova assieme al dottor Andrea di Nisio confermano quanto già sospettavano le donne della zona rossa di Vicenza. Esiste un legame tra l’inquinamento dato dalla famiglia dei Perfluoroalchilici – cosiddetti Pfas – e la salute della riproduttività. Non solo più Pfas meno figli ma addirittura più dolore perché causa più aborti, ovvero la poliabortività.

Se il progesterone é l’ormone che prepara il corpo femminile alla gravidanza i Pfas interferiscono direttamente sulla sua attività e di conseguenza sul ciclo mestruale ma ancora peggio sulla capacità dell’utero di accogliere il feto. Gravidanze sempre più tarde nell’arrivare, sempre più aborti o parti pre termine. In particolare tale inquinamento che già pesa sul corpo come fosse un metallo pesante, impedisce l’attivazione dei geni endometriali. Lo studio in vitro del team dell’Università di Padova ha infatti scoperto che su più di 20mila geni analizzati il progesterone normalmente ne attiva quasi 300, in presenza di Pfas 127 vengono alterati e tra questi quelli che preparano l’utero all’attecchimento dell’embrione e quindi allo stato di gravidanza.

I primi sentori erano arrivati direttamente dalla piazza, dalle chiacchiere che le donne facevano all’ombra del campanile. Troppi casi simili… avere figli diventava sempre più difficile, cresceva il numero di aborti e il dolore di queste ragazze. Poi il primo sondaggio degli studiosi al quale hanno partecipato 115 ragazze che vivono nell’area rossa. Le loro risposte sono state confrontate con quelle di 1504 ragazze anch’esse probabilmente nella fase embrionale non esposte ai Pfas. Risultato? Ritardo medio di almeno 6 mesi della prima mestruazione e ulteriori ritardi del ciclo superiori alla media (30% contro 20%). Poi la conferma dello studio in vitro tra progesterone e Pfas. Ma si arriva  nel fondo più buio della questione quando si passa ai Pfas nel corpo maschile. Non sono trascorsi più di quattro mesi da quando il team del professor Foresta ha rivelato come la famiglia dei Perfluoroalchilici altera lo sviluppo del sistema uro-genitale del maschio e di conseguenza la fertilità interferendo con l’attività del testosterone.

L’appello lanciato dal dottor Foresta deve richiamare tutto il mondo medico-scientifico, politico e economico. Aver trovato questo indissolubile legame tra le sostanze chimiche inquinanti e la salute riproduttiva sia maschile che femminile deve far correre tutti ai ripari! E’ necessario trovare un modo concreto per toglierli dal proprio corpo, per chi li ha già assunti, e comunque iniziare a non berli o mangiarli con i cibi per chi vive nella zona toccata dal fenomeno.

Se dall’alto non arriva nessuno a risolvere il problema è il momento che ognuno a casa propria faccia il proprio dovere. É tempo che i cittadini #veneti si adoprino essi stessi per salvaguardare la loro salute tra cui quella della fecondazione. É tempo che ognuno lavi i panni sporchi a casa propria e tolga subito i Pfas dai rubinetti di casa sua, come? Anche solo con un filtro testato AntiPfas, come quello di Profine. É tempo che l’azione si concretizzi, che il fare a casa propria abbia il sopravvento sull’indifferenza diffusa dei piccoli paesi della campagna veneta.

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