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L’acqua e i suoi ospiti sommersi

Cari compagni di viaggio,nel corso della nostra tappa precedente abbiamo cominciato a scoprire la complessità dell’universo acqueo e a familiarizzare un po’ con le principali specie chimiche, che fra l’altro contribuiscono al nostro fabbisogno quotidiano disali minerali.
Il Calcio, ad esempio, è fondamentale per la struttura ossea: non a caso il Ministero della Salute, recependo una linea guida del WHO (Organizzazione Mondiale della Salute), indica una buona acqua potabile con un tenore in Calcio superiore a 15 °F (gradi francesi, 1°F=10 mg/l di calcio carbonato); per contro il Sodio, artefice di indurimento di vene e arterie, è da assumere in minime dosi per evitare patologie cardiovascolari; il Potassio ha ancora effetti benefici, essendo responsabile dell’equilibrio delle membrane cellulari e del tono dei muscoli, compresi quelli involontari (cuore); purtroppo è presente nell’acqua in basse concentrazioni; scarso anche il Selenio, importante antiossidante (previene l’invecchiamento dei tessuti e le malattie degenerative).
Essendo quindi un nutriente prezioso, lo è anche per i microrganismi, essi pure costituiti in massima parte d’acqua; questa ne consente la vita e ne favorisce lo sviluppo. Per microrganismi si intendono varie specie, quali alghe, funghi, muffe e batteri: non tutti sono dannosi all’organismo umano, basti pensare alla penicillina (una muffa, la mamma di tutti gli antibiotici moderni) o ai lattobacilli acidofilo e bulgarico, presenti nello yogurt e fondamentali per l’equilibrio della flora intestinale.
Naturalmente vi sono anche specie indesiderate e potenzialmente pericolose che non devono assolutamente essere presenti negli alimenti in genere e, ovviamente, anche nell’acqua potabile (le cui specifiche sono definite dal DL 31/01): fra queste l’escherichia coli e la pseudomona saeruginosa, responsabili di pericolose intossicazioni e patologie.
La crescita della maggioranza delle le specie microbiche è favorita dalla luce, dal calore, dall’ossigeno e, nel caso degli impianti idrici, dai punti morti e dai serbatoi d’accumulo.
In una normale acqua potabile il decreto legislativo succitato fissa in 100 colonie/ml il tetto massimo di carica batterica a 22°C; si tratta naturalmente di batteri non patogeni, che comunque hanno egualmente una velocità di crescita elevata (l’andamento è esponenziale): per mantenerne il controllo viene di solito immesso in rete del cloro (comunemente nella forma di ipoclorito, la normale varechina), che ha un notevole effetto battericida.
Tale cloro, dosato in percentuali molto basse, è comunque responsabile di un sapore non sempre gradevole; l’entità e la qualità di tale sapore dipendono molto dai sali disciolti nell’acqua e dalla distanza dell’utenza dalla stazione di dosaggio. Prima di accomiatarci nasce spontanea una domanda: prolifereranno anche i lettori di questa rubrica? Ai posteri l’ardua sentenza.
del dott. Claudio Maria Pollini, responsabile sicurezza igienica Think:Water
Classe Acqua III

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